Magna Graecia. Archeologia di un Sapere

IMG_20160923_101112Un grande evento sulla Magna Graecia, promosso dall’Università di Catanzaro, inaugurata il 18 giugno 2005.

Pianta Magna Graecia

Pianta della Magna Graecia dal “Theatrum Orbis Terrarum di Abraham Ortellius (1595)

La mostra, a cura di Salvatore Settis e realizzata secondo il progetto scientifico della Scuola Normale Superiore di Pisa, in collaborazione con Electa, rimase aperta dal 28 maggio al 31 ottobre 2005 presso il Complesso Monumentale di San Giovanni, in piazza Garibaldi a Catanzaro.

Il progetto, nato sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio, della Camera e del Senato, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è un’importante testimonianza della felice e inedita collaborazione stabilitasi tra l’Università di Catanzaro, la Regione Calabria, la Direzione Regionale ai Beni Culturali, la Soprintendenza Archeologica della Calabria, il Comune di Catanzaro e la Fondazione Politeama. La mostra ha il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Trono Ludovisi 2

Trono Ludovisi

Riscoprire le origini del sapere di oggi attraverso il recupero dell’identità culturale che ha contraddistinto la ricca esperienza storica della Magna Græcia significa creare un’importante occasione di crescita per tutto il territorio calabrese e la sua società: con questo intento l’Ateneo ha promosso la mostra, che sottolinea l’importanza del legame tra scienza, cultura e sviluppo del territorio. Un viaggio che si riallaccia costantemente al presente in quanto evoluzione di un passato denso di sapere. Sono più di 800 i reperti che vennero esposti, tra i quali vasi, statuette in terracotta, rare sculture in marmo, utensili, oreficeria, corredi funerari, iscrizioni, libri antichi, incisioni e quadri provenienti dai principali musei archeologici dell’Italia meridionale e d’Europa.

Lamina d'oro "orfica" (Pugliese Carratelli: I A 1; OF: 474[20]) rinvenuta nella necropoli Hipponion (oggi Vibo Valentia), in una tomba contenente uno scheletro femminile e risalente al V-IV secolo a.C., conservata presso il Museo Archeologico Statale di Vibo Valentia. Delle dimensioni di 59/49 mm x 32 mm, in origine la lamina era ripiegata quattro volte su se stessa. il testo di sedici righe recita: 1. ΜΝΑΜΟΣΥΝΑΣΤΟΔΕΕΡΙΟΝΕΠΕΙΑΜΜΕΛΛΕΙΣΙΘΑΝΕΣΘΑΙ 2. ΕΙΣΑΙΔΑΟΔΟΜΟΣΕΥΕΡΕΑΣΕΣΤΕΠΙΔΕΞΙΑΚΡΕΝΑ 3. ΠΑΡΔΑΥΤΑΝΕΣΤΑΚΥΑΛΕΥΚΑΚΥΠΑΡΙΣΟΣ 4. ΕΝΘΑΚΑΤΕΡΧΟΜΕΝΑΙΨΥΚΑΙΝΕΚΥΟΝΨΥΧΟΝΤΑΙ 5. ΤΑΥΤΑΣΤΑΣΚΡΑΝΑΣΜΕΔΕΣΧΕΔΟΝΕΝΓΥΘΕΝΕΛΘΕΙΣ 6. ΠΡΟΣΘΕΝΔΕΗΕΥΡΕΣΕΙΣΤΑΣΜΝΑΜΟΣΥΝΑΣΑΠΟΛΙΜΝΑΣ 7. ΨΥΧΡΟΝΥΔΟΡΠΡΟΡΕΟΝΦΥΛΑΚΕΣΔΕΕΠΥΠΕΡΘΕΝΕΑΣΙ 8. ΤΟΙΔΕΣΕΕΙΡΕΣΟΝΤΑΙΕΝΦΡΑΣΙΠΕΥΚΑΛΙΜΑΙΣΙ 9. ΟΤΙΔΕΕΞΕΡΕΕΙΣΑΙΔΟΣΣΚΟΤΟΣΟΡΟΕΕΝΤΟΣ 10. ΕΙΠΟΝΙΟΣΙΑΡΙΜΙΚΑΙΟΡΑΝΟΑΣΤΕΡΟΕΝΤΟΣ 11. ΔΙΨΑΙΔΕΜΕΑΥΟΣΚΑΙΑΠΟΛΛΥΜΑΙΑΛΑΔΟΤΟ 12. ΨΥΧΡΟΝΥΔΟΡΠΙΕΝΑΙΤΕΣΜΝΕΜΟΣΥΝΕΣΑΠΟΛΙΜ 13. ΚΑΙΔΕΤΟΙΕΛΕΟΣΙΝΙΥΠΟΧΘΟΝΙΟΙΒΑΣΙΛΕΙ 14. ΚΑΙΔΕΤΟΙΔΟΣΟΣΙΠΙΕΝΤΑΣΜΝΑΜΟΣΥΝΑΣΑΠΟΛΙΜΝΑΣ 15. ΚΑΙΔΕΚΑΙΣΥΠΙΟΝΗΟΔΟΝΕΡΧΕΑΗΑΝΤΕΚΑΙΑΛΛΟΙ 16. ΜΥΣΤΑΙΚΑΙΒΑΧΧΟΙΗΙΕΡΑΝΣΤΕΙΧΟΣΙΚΛΕΙΝΟΙ 1. A Mnemosyne è sacro questo (dettato): (per il mystes) quando sia sul punto di morire. 2. Andrai alle case ben costrutte di Ade: v'è sulla destra una fonte, 3. accanto ad essa si erge un bianco cipresso; 4. lì discendono le anime dei morti per avere refrigerio. 5. A questa fonte non accostarti neppure; 6. ma più avanti troverai la fredda acqua che scorre 7. dal lago di Mnemosyne: vi stanno innanzi custodi, 8. ed essi ti chiederanno, in sicuro discernimento, 9. perché mai esplori la tenebra dell'Ade caliginoso. 10. Dì: "(Son) figlio della Greve ed del Cielo stellato; 11. di sete son arso e vengo meno: ma datemi presto 12. da bere la fredda acqua che viene dal Lago di Mnemosyne". 13. Ed essi son misericordiosi per volere del sovrano degli Inferi, 14. e ti daranno da bere (l'acqua) del Lago di Mnemosyne; 15. e tu quando avrai bevuto percorrerai la sacra via su cui anche gli altri 16. mystai e bacchoi procedono gloriosi".

Lamina d’oro “orfica” (Pugliese Carratelli: I A 1; OF: 474[20]) rinvenuta nella necropoli Hipponion (oggi Vibo Valentia), in una tomba contenente uno scheletro femminile e risalente al V-IV secolo a.C., conservata presso il Museo Archeologico Statale di Vibo Valentia.


Apolo Aleo

Testa di Apollo Aleo

Gli oggetti testimoniano le tappe fondamentali dei ritrovamenti e degli studi che ci hanno permesso di conoscere la civiltà della Magna Grecia, dal rinvenimento delle tavole bronzee di Eraclea fino ad oggi. Per l’occasione viene esposta l’inedita statua marmorea di giovane (kouros) della fine del VI-inizio del V secolo a.C, proveniente da Reggio Calabria, eccezionale per qualità, stile e anche per lo stato di conservazione. Si tratta di un prestito straordinario che è stato concesso in esclusiva dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.
In quest’occasione è ritornato per la prima volta in Calabria, dove forse è stato realizzato nel 470 a.C. circa, anche il meraviglioso Trono Ludovisi conservato a Roma a Palazzo Altemps. Tra gli altri prestiti di grande fascino va citata la Testa marmorea di Apollo Aleo, ritrovata a Cirò e oggi conservata nel museo di Reggio, e, sempre dalla Calabria, la laminetta orfica di Hipponion, la moderna Vibo Valentia, materiali dal santuario di Hera Lacinia a Crotone e dagli scavi di Caulonia.